LA “WILFREDO”
La prima cosa che ho cominciato a fare quando ho iniziato con la PAM è stato costruire.
Non avendo pratica di artificiali e non essendo associato né affiancato da Club o da altri pescatori che praticassero la tecnica della pesca a mosca, inizialmente ho copiato guardando cataloghi, leggendo ed imparando da articoli e a volte dalle stesse mosche lasciate sulle piante da qualcuno passato prima di me sullo stesso torrente (avrò dato molti esempi di artificiali con i miei iniziali alberi di Natale sul torrente. Sigh! Così ho ricambiato il favore).
La mia passione è nata inizialmente dall’idea di poter attaccare dei bellissimi salmerini che vedevo bollare in due laghi alpini che in estate frequento ancora oggi durante la villeggiatura. Era splendido vederli venire a galla comparendo dal nulla del fondale profondo con la bocca spalancata. Terribile scervellarsi per un neofita nel trovare l’imitazione adatta a tanta foga. Così leggi e rileggi, mi capitò un articolo di Marco Feliciani, che parlava di artificiali adatti alla pesca nei laghi alpini dove veniva nominata come emergente la “Wilfredo Gomez”.
Questa mosca ideata da Corrado Corradini, all’apparenza abbastanza strana, imita con un lontano impressionismo, ma con una valida ed estrema efficacia, emergenti di effimera e di grossi chironomi presenti in acque calme così come nei laghi di quota. Mi ha dato grandi soddisfazioni in molti casi in cui non conoscendo bene il luogo di pesca avevo bisogno di una mosca di “partenza” che mi permettesse di catturare qualcosa mentre cercavo di inquadrare meglio il posto e magari passare ad altre imitazioni più specifiche, così come la trovo indispensabile in alcuni posti che frequento.
Rispetto all’imitazione originale ho apportato alcune piccole modifiche che mi hanno permesso di utilizzare la Wilfredo non solo nei laghi e nelle acque calme, ma anche in torrente, specie di bassa valle, dove la corrente moderata di una lama trasportasse emergenti. La ricetta originale rappresenta la mosca con una silouette molto fine, che a mio giudizio non dà abbastanza sostegno per quelle situazioni, causandone continuamente l’affondamento dopo alcune pose, e riducendo quindi la possibilità di vedere l’abboccata.
Essendo “malato di torrente”, ho cercato di fare in modo che questa mosca potesse essere utilizzata appunto in situazioni torrentizie, cercando di ridurre le penalizzazioni attribuite al galleggiamento, e della fragilità delle code, troppo strapazzate dai diversi lanci o dagli indesiderati “incespugliamenti” della mosca e del finale tra le piante presenti, che avvengono, non di rado in fase di lancio, proprio in ambienti a volte piccoli ed infrascati.
Il dressing originale che ho lievemente rielaborato è il seguente:
* Filo di montaggio: nero 8/0 o più fine.
*Coda: tre fibre di fagiano.
*Corpo: barba di pavone prelevata lungo il calamo e quindi con barbe più corte e quill più corposo rispetto la parte vicino all’occhiello.
*Rigaggio: filo di rame avvolto per ¾ sul gambo dell’amo.
* Torace: seta floss translucida.
*Collarino: hackle di gallina grigia sottodimensionata rispetto all’amo.
* Hackle: ciuffo di gallopardo.
Le modifiche da me apportate sono state quelle di utilizzare della criniera d’alce per le code, fibre queste più resistenti delle originali. Ho utilizzato sempre gallopardo “oscuro” e cambiando per prova, ma senza grandi differenze nella resa, anche l’hackle di gallina, mettendone una di pernice oppure di gallina nera. Per il galleggiamento ho inserito sotto il gallopardo un ciuffo di cul de canard, ribaltato per metà al fine di avere delle barbe che aprendosi durante il lancio, asciugassero molto il fretta e formassero in parte la silouette con il pardo, mentre in parte gonfiassero sotto, essendo ribaltate, a sostegno dell’artificiale anche bagnato e con pochi falsi lanci.
I passaggi costruttivi:
Monto le tre code dividendole con il filo di montaggio ed il rame senza tagliare l’eccedenza dell’alce; fermo la barba di pavone. Avvolgo la rimanenza delle tre barbe della criniera d’alce che fisso successivamente con il filo di montaggio dando uniformità al corpo senza però accentuarne la conicità. Avvolgo il pavone e faccio un rigaggio adeguatamente spaziato. Creo il torace con la seta; va molto bene anche il filo interdentale cerato. Fisso la piuma di gallina. 2 giri della stessa fermati all’indietro ed il corpo è completato nella sua lunghezza. A questo punto strappo dal calamo qualche barba di CDC e la fermo a metà, con la base delle barbe rivolte verso la coda, ribalto il ciuffo indietro e taglio il CDC poco oltre il torace. Su questo appoggio un ciuffo di gallopardo scuro per un terzo della lunghezza dell’artificiale e completo con una testina più contenuta possibile. Come filo di montaggio a me piace utilizzare un 14/0, perché mi permette qualche giro in più senza rendere massiccia la costruzione, soprattutto quando faccio il ciuffo in testa, dove sovrappongo tre strati di materiale. Come amo uso un Daiichi 1270 del 14.
NOTE: anche altri amici hanno fatto diverse prove, ma se l’amo con cui viene assemblato l'artificiale non ha le proporzioni indicate, l’imitazione sembra ridurre o perdere incredibilmente la propria efficacia. Buon lavoro e buone catture.
Franco Vaccarino (CIPM Valli di Lanzo – TO)

